Digital divide

Il divario digitale sta ad indicare il divario esistente tra chi ha effettivo accesso alle tecnologie digitali e chi ne è escluso. Parliamo soprattutto della connessione internet a banda larga.

I motivi del gap possono essere di diversa natura: economici, culturali, ma anche materiali.

Non tutti i paesi del mondo hanno infrastrutture che ne permettano l’accesso.

Il costo dei dispositivi e la connessione è un altro fattore che impedisce a moltissime persone di accedere ad internet, soprattutto a quel 13 % della popolazione mondiale che vive sotto la soglia della povertà.

Una barriera per alcuni è l’istruzione – il 15 % degli adulti a livello mondiale è analfabeta. 

Fattori culturali – il 50 % delle donne che usano internet meno degli uomini.

Usi e costumi locali – la maggior parte (80%) dei contenuti digitali è disponibile in sole 10 lingue, parlate da soltanto 3 miliardi di persone (su 7,7).

Tirando le somme, 4 miliardi di persone non hanno accesso ad Internet: quasi la metà della popolazione mondiale. 

Algorithm vs brain

Esiste un altro tipo di divario, quello algoritmico che non riguarda più l’accesso, ma la gestione e la conoscenza delle logiche algoritmiche.

I nuovi sistemi basati sul machine learning categorizzano i nostri interessi, gusti, preferenze politiche e ci mostrano pubblicità e offerte su misura.

Questi meccanismi regolano parte delle nostre vite ed esercitano una parziale autonomia decisionale nei nostri confronti.

Fin qui niente di male, finchè la tecnologia resta al servizio dell’uomo.

Il problema nasce nel momento in cui ci si fida di più delle decisioni prese dagli algoritmi che dei suggerimenti ricevuti da altri esseri umani.

Questa tendenza, chiamata apprezzamento algoritmico si associa ad una scarsa consapevolezza del funzionamento dei sistemi cui ci si affida.

Al crescere della consapevolezza del ruolo degli algoritmi diminuisce la fiducia nei loro confronti e cresce la volontà di ricavarsi maggiore autonomia dalla loro influenza.

È questa l’essenza della disparità algoritmica: chi ha una conoscenza anche solo parziale di questi meccanismi è in grado di erigere delle barriere difensive o esercitare un certo controllo; chi invece non gode di questo privilegio rischia di essere in balia di strumenti che possono avere effetti indesiderati anche molto gravi.

Come spesso avviene, a subire i danni più gravi rischiano di essere le fasce della popolazione già penalizzate.

Persone che hanno meno risorse e meno dimestichezza col mondo digitale possano subire discriminazioni senza aver nemmeno modo di rendersene conto.

I sistemi basati su machine learning vengono utilizzati anche in campi estremamente delicati e rischiano – protette dall’aura di oggettività di cui godono i sistemi basati sulla statistica – di esacerbare le disparità invece di ridurle.

Il vero problema quindi è capire che tipo di danno subirà chi si trova dalla parte sbagliata del divario digitale.

Progetti e Istituzioni

Il progetto mondiale Internet for all, presentato al World Economic Forum, ha come obiettivo la digitalizzazione a livello globale, con un focus sulle destinazioni più difficili da raggiungere.

In occasione del summit, rappresentanti a livello mondiale di tutti i settori, pubblici e privati, si sono incontrati per creare sinergie e partnership finalizzate a portare avanti questo progetto.

Quattro progetti pilota sono stati lanciati in Rwanda, Sud Africa, Argentina e Giordania.

Fin dal principio, il progetto Internet for All ha creato importanti piattaforme a livello nazionale, gruppi di lavoro globali e raggiunto importanti risultati:

  • ha attirato risorse umane e finanziarie significative per supportare questi sforzi a livello nazionale;
  • ridefinito i modelli del paese e stretto accordi in scala;
  • lanciato progetti impattanti a livello nazionale che stanno già portando le persone online, come il Programma “Rwanda’s Digital Ambassadors” e la compagnia Imbizo in Sud Africa.

A livello nazionale, con l’approvazione del progetto Banda Ultralarga il Governo italiano si impegna nell’integrazione delle infrastrutture di telecomunicazione fisse e mobili.

La prima fase dell’attuazione della Strategia riguarda le aree a fallimento di mercato (aree bianche) presenti sull’intero territorio nazionale attraverso un modello ad “intervento diretto” che consiste nel costruire una rete di proprietà pubblica che viene messa a disposizione di tutti gli operatori che vogliono attivare servizi verso cittadini ed imprese. 

L’intervento pubblico in tali aree ha come finalità la correzione delle disuguaglianze sociali e geografiche generate dall’assenza di iniziativa privata da parte delle imprese e consentire, pertanto, una maggiore coesione sociale e territoriale mediante l’accesso ai mezzi di comunicazione tramite la rete a banda ultralarga.

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Piazza Wifi Italia è il progetto, fortemente voluto dal Ministero dello Sviluppo Economico, che ha come obiettivo quello di permettere a tutti i cittadini di connettersi, gratuitamente e in modo semplice tramite l’applicazione dedicata, a una rete wifi libera e diffusa su tutto il territorio nazionale.

I primi interventi stanno coinvolgendo, con un progetto dedicato, tutti i 138 Comuni colpiti dal sisma del 2016 in Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria ma, grazie ad un nuovo stanziamento di 45 milioni di Euro sono previste nuove aree wifi gratuite in tutti i Comuni italiani.

I Comuni potranno fare richiesta di punti wifi direttamente online, registrandosi sulla nuova piattaforma web. La priorità verrà data alle richieste dei piccoli Comuni con popolazione al di sotto dei 2.000 abitanti.

Il cittadino può gratuitamente accedere alla rete dei punti WiFi, esistenti e futuri, scaricando l’ APP WiFi°Italia°it realizzata per avere un unico e semplice sistema di accesso delle reti presenti sul territorio nazionale. 

Una volta installata l’App, la connessione sarà automatica in tutti i punti della rete Wifi.Italia.it.

Andrea Falessi, Open Fiber: “L’Internet veloce appiattisce le disparità”

Cosa fanno i colossi della tecnologia e del digitale per colmare questo gap?

Parliamo di Google, Apple, Amazon e di tutti i player di mercato che oltre ad avere un impatto commerciale sul settore IT, si impegnano a sviluppare prodotti e servizi che impattano a livello etico e sociale.

GOOGLE

Dal 7 al 9 maggio 2019 si è tenuto come ogni anno nell’anfiteatro Shoreline di Mountain View (San Francisco), l’evento più atteso per tutti gli sviluppatori e tecnolovers, il Keynote Google I/O.

Tre giorni per mostrare al mondo i progressi tecnologici in merito a smart home, realtà aumentata e realtà virtuale.

Applicazioni e topic che hanno come obiettivo “migliorare” la qualità di vita delle persone e colmare il gap tecnologico.

Tra le sessioni più interessanti, le presentazioni sugli sviluppi di Google Lens e il Progetto Euphonia.

Google Lens utilizza una tecnologia VPS, Visual Position System, che cattura la realtà circostante attraverso la telecamera integrata nello smartphone.

Grazie all’integrazione con Google Maps, Style Match e altre applicazioni, Lens aiuta a raggiungere più facilmente una destinazione, a digitalizzare un testo, ad ottenere informazioni commerciali su un qualsiasi prodotto (un jeans, una lampada).

Chiaramente i risultati vengono restituiti in Real-time.

Puntando la fotocamera su un testo, Lens può leggere il contenuto ad alta voce e tradurlo in oltre 100 lingue. 

Durante la sessione su Lens, viene proiettata la toccante storia di Urmila, una donna indiana analfabeta che, grazie all’utilizzo di questa applicazione, si affranca dalla sua condizione limitante e inizia a compiere azioni che noi diamo per scontato ma che scontate evidentemente non sono.

Ritirare denaro presso un bancomat o acquistare il biglietto di un mezzo pubblico presso le casse automatiche sono operazioni che presuppongono la capacità di leggere e scrivere ad esempio, e grazie a Lens, anche Urmila ha iniziato a svolgerle in autonomia.

Il progetto Euphonia rappresenta l’essenza dell’impegno attivo a ridurre il gap: l’intelligenza artificiale a supporto della medicina.

L’azienda di Mountain View sta lavorando ad un sistema capace di «tradurre» in parole espressioni facciali e piccoli cenni del volto e che aiuti chi ha subito un ictus, malati di Sla, sclerosi multipla o Parkinson. 

In sostanza l’obiettivo è fare quello che fanno i programmi che trascrivono automaticamente le frasi. Ma partendo da un’altra «materia prima»: parole distorte, sillabe, suoni. 

Uno dei casi presentati durante Google I/O è quello di Dimitri Kanevsky: nato in Russia, ha imparato l’inglese dopo essere diventato sordo da bambino. Il suo lessico è impeccabile, la sua pronuncia difficoltosa. 

Google ha sviluppato per lui un sistema di trascrizione in tempo reale personalizzato.

L’intelligenza artificiale conosce la «lingua» di Dimitri e la trasferisce sul display di uno smartphone in inglese corretto. 

Steve Saling, altro caso, è un malato di Sla e non riesce più a parlare. Emette suoni, che il progetto Euphonia ha «tradotto» in comandi per attivare i dispositivi che lo circondano.

Quando la tecnologia è “davvero” al servizio dell’uomo.

APPLE

Una bella iniziativa quella di Apple che, partecipando attivamente dal 2014 al progetto ConnectED, dona 100 milioni di sterline in soluzioni digitali per l’insegnamento e l’apprendimento a 114 scuole meno servite del paese.

Nello specifico un iPad per ogni studente, un iPad e un Macbook per ogni insegnante e una Apple TV per ogni aula.

Oltre ai dispositivi inoltre Apple fornisce un servizio di pianificazione, apprendimento professionale e assistenza continua a tutte le scuole che hanno modo di fare esperienza del potere trasformante della tecnologia.

AMAZON

Made in Italy è il negozio dedicato all’interno di Amazon che porta artigianato e alimentari italiani di eccellenza ai clienti di tutto il mondo. Strumento del quale possono beneficiare le piccole imprese che non hanno modo di accedere facilmente a mercati internazionali. 

Se non attraverso un canale digitale: il marketplace Amazon.

La vetrina Made in Italy on line su Amazon ospita prodotti realizzati da imprese e artigiani italiani nelle categorie: cucina e cantina, casa e arredo, abiti e accessori e bellezza che raggruppano gran parte delle produzioni italiane celebri all’estero e ricercatissime. 

Secondo una ricerca di Keystone Strategy Research, i venditori italiani attivi sul marketplace Amazon hanno sostenuto oltre 10mila posti di lavoro in Italia. La creazione nel 2015 del negozio dedicato al Made in Italy ha permesso di implementare vendite dirette in mercati a cui piccole imprese e artigiani locali non avrebbero avuto accesso. 

WADSL

Dal 2006 attiva sul mercato per colmare il gap tecnologico, Micso introduce la connessione ADSL Wireless e copre le località non raggiunte dalla connessione cablata.

Grazie alla tecnologia Wadsl, anche nelle piccole frazioni e aree trascurate dalle grandi compagnie telefoniche, è possibile navigare in internet veloce. 

I paesi diventano “smart”.